A volte mi sento in colpa a parlare, qui nei miei blog, solo di mattoni e arredi, ristrutturazioni e stili di vita.
I telegiornali sembrano schiacciasassi e ci portano in casa le notizie di follia dei dominatori della terra.
Sembra poco etico occuparsi del proprio parquet o della carta da parati della camera quando in zone neanche troppo remote rispetto a noi le persone, persone come noi, sotto le bombe lottano per sopravvivere e per far sopravvivere i propri bambini.
Ci sentiamo privilegiati ma nello stesso tempo sentiamo il peso del lutto causato dalla distruzione indotta da un pugno di malati di mente.
Questo ci paralizza e ci impedisce di prendere iniziativa anche per il senso di incertezza economica che questa situazione genera.
L'incertezza nasce da guerre in atto che vengono avviate (in spregio alle vite umane) principalmente per motivi economici, di potere e di appropriazione delle ricchezze altrui, svicolando tra gli imponenti e a quanto pare inutili, apparati normativi internazionali.
Il principio è distruggere le economie altrui per far prosperare la propria.
Si dimenticano due cose:
1 - il denaro, necessario per vivere nel sistema in cui ci troviamo, ha senso se si traduce in benessere;
2 - tutto è connesso come in un corpo unico e una parte non può prosperare se l’altra è in difficoltà, una gamba non può camminare se l’altra è rotta.
L’unico valore sembra essere il PIL.
Nei primi anni 70 del 900 il re del Bhutan Jigme Singye Wangchuck “inventò” il FIL, la Felicità Interna Lorda, in inglese Gross National Happiness (GNH).
Niente a che vedere con cose alle quali ai giorni nostri si dà valore, tipo quante volte al mese vai al ristorante, o quale modello di smartphone puoi acquistarti, o che abbonamento alle partite di calcio ti sei comprato.
Wangchuck disse che il benessere di una nazione andava misurato non solo in funzione del reddito pro capite ma considerando quattro fattori principali:
· Salvaguardia ambientale;
· Preservazione dei valori e tradizioni bhutanesi pur in un contesto di modernizzazione;
· Responsabilità e trasparenza dei governanti;
· Sviluppo equo: tutti i cittadini ne devono beneficiare.
In termini pratici l’accento veniva posto sulla varianza dei redditi e non la media, sul tasso di disoccupazione, sulla salute dei cittadini, sul livello di istruzione, sulla vitalità della comunità, la qualità dell’aria, l’uso del tempo.
Torno quindi alla prima frase: “A volte mi sento in colpa a parlare solo di mattoni e arredi, ristrutturazioni e stili di vita”.
Penso allora che il lavoro dell’architetto, almeno come lo vedo io, sia un motore dei quattro pilastri del FIL.
Perché vivere in un ambiente pieno di bellezza e armonia, che sia la piazza o il viale della propria città oppure la propria casa, alimenta il livello culturale del proprio paese, mentre lasciar andare tutto come se nulla importasse equivale a insultare e impoverire il proprio spirito, la propria anima.
L’economia non si deve fermare, le incertezze non ci devono paralizzare, non dobbiamo essere succubi dei bombaroli istituzionalizzati, dobbiamo continuare a pensare, a studiare, a fare bene le cose, a distinguere e a scegliere il bello.
Il tempo ci darà ragione.
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