Prime tentazioni
Ognuno di noi, o quasi, è incappato nelle elaborazioni dell’intelligenza artificiale.
Io stessa ho fatto alcuni esperimenti e sono rimasta stupefatta.
La prima cosa che stupisce è la velocità: descritto un problema o formulata una richiesta passano pochissimi secondi… et voilà, scodellata la soluzione, ben articolata e strutturata in modo chiaro e convincente.
Ovviamente non tutto è così ovvio e scontato.
Verrebbe da pensare che qualsiasi problema prettamente tecnico (matematico, fisico, geometrico, ecc.) sia “il suo pane”: conoscendo le regole queste vengono applicate e via, la soluzione è servita.
Non è così, chiedete a qualsiasi tecnico e vi dirà che le soluzioni di calcolo vanno controllate perché spesso contengono errori.
Io stessa ho fatto un piccolo esperimento chiedendo di calcolare il peso di un corpo solido dalla forma molto semplice e il risultato era macroscopicamente sbagliato.
Ecco un problema: se l’errore è macroscopico è facile riconoscerlo e correggerlo; se l’errore è minimo allora potrebbe passare inosservato, con gli effetti che ne conseguono.
E non potrò fare il verso al vecchio detto “l’ha detto la televisione” adattandolo in “l’ha detto l’AI”.

Immagini
Ho provato poi a lavorare sulle immagini, o su fotomontaggi.
Ottimo l’inserimento nel contesto, ma c’è un momento in cui, dopo aver chiesto alcune modifiche per perfezionare l’immagine, AI sembra essere la scimmietta 🙉 che si tappa le orecchie.
Magari ti migliora una cosa e ne peggiora un’altra, fino ad andare letteralmente in tilt.
Oppure tentando il miglioramento di ritratti fotografici sfuocati, nell’applicare il famigerato algoritmo, ottiene una foto nitida, con i volti che sono riconoscibili ma non più somiglianti: e te ne accorgi solo se tu conosci personalmente le persone ritratte in foto.
Corto circuito cognitivo
Ho provato una volta a provocare all’AI un corto circuito cognitivo chiedendo:
Se tu fossi un architetto e dovessi spiegare ad un cliente gli aspetti positivi ed i lati negativi o le carenze nell'uso della IA per progettare gli interni, cosa gli diresti?
Ho immediatamente ottenuto un elenco degli aspetti positivi quali, appunto, la velocità, l’ampiezza delle sperimentazioni, le renderizzazioni molto realistiche, le disposizioni delle cose basate su algoritmi.
E le carenze?
Soluzioni standardizzate e poco originali, mancanza di sensibilità e quindi poca cura rispetto a emozioni, atmosfere e valori culturali.
AI DIXIT.

Grafica
Poi c’è la grafica.
In pochi secondi quel drappello iperveloce di transistor devoti ad ogni richiesta umana ti scodella un biglietto da visita, una pagina intestata, una targa.
E mi dico: ma allora chi capirà la differenza tra un lavoro fatto dalla macchina e una composizione fatta studiando proporzioni e distanze, osservando e provando diversi caratteri, allargando e allungando, riguardando ancora allineando gli oggetti o disponendoli in modo irregolare?
Beh, lo capirà chi ha una maggiore sensibilità per la bellezza, chi è più esigente, chi sa distinguere.
O chi ha tempo.
Non tutti sono in grado: 30 anni fa elaborai la grafica per un logo studiando molto accuratamente tutta la composizione. Risultato: l'addetto del timbrificio mi consegnò una matrice riveduta e corretta (per semplificarsi la vita) che secondo lui era quasi uguale. Gli ho contestato quel “quasi” ottenendo in cambio un’aggressiva reazione.
Il timbro però me lo ha rifatto.
La creatura più bella del dottor Frankenstein
Non capirà chi chiede pezzi di progetto a tutti e poi incolla con il bostik le soluzioni, come il dottor Frankenstein assembla i pezzi di vari corpi con l’intento di creare la creatura più forte e più bella, ma con gli effetti che conosciamo dall’opera letteraria omonima.
La storia del mostro di Frankenstein mi suggerisce anche un’altra riflessione.
Il sottotitolo dell’opera è “il moderno Prometeo”.
Prometeo nella mitologia greca è un titano, quello che dal fango modellò l’uomo, animandolo poi con il fuoco divino. Ma questo fuoco, in seguito a un inganno, fu sottratto dagli Dèi per punizione agli uomini.
In seguito a questo fatto Prometeo torna all’Olimpo e ruba un seme di fuoco per donarlo all’umanità e salvarla.
Tutta la tecnologia è quel seme di fuoco, in continua evoluzione e bisognosa di essere perennemente alimentata.
Lodevole, ammirevole ed affascinante.
Come un canto delle Sirene.
Sì perché dietro ad ogni tecnologia si celano risvolti inaspettati, non sempre controllabili, non sempre usati come il seme di fuoco di Prometeo, per il bene dell’umanità.
In conclusione: utilizziamo pure gli strumenti di cui disponiamo, senza farne un “bibbia” e lasciamo lavorare la nostra ineguagliabile sensibilità, l’istinto, l’intuizione, l’anima.

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